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Le bollette delle utenze domestiche (ma anche quelle aziendali) sono una delle voci di spesa maggiori per ogni bilancio. In un periodo di rincari e aumenti un po’ generalizzati ci si interroga con maggiore preoccupazione su quali sono le voci che incidono di più sui consumi (e quindi sui costi). Durante la stagione estiva l’imputato numero uno è e resta il condizionatore. Ma è davvero così? Proviamo a fare qualche conto e, quindi, un po’ di chiarezza.
Cosa troverai in questo articolo:
Per una famiglia media che utilizza un impianto in classe A+++ con un uso moderato, il condizionatore incide per circa l’11% sui consumi elettrici annuali, con un consumo stimato intorno ai 315 kWh concentrati nei mesi estivi. In un appartamento moderno con clima efficiente il dato scende a circa il 9%. La situazione cambia per una casa grande con impianto vecchio di tipo on-off usato in maniera intensiva. Qui l’incidenza può salire tra l’11% e il 23%, con un costo che va dai 120 ai 240 euro a stagione.
Nel Sud Italia, dove le temperature estive sono più elevate e prolungate, i consumi energetici crescono fino al 64% nei mesi estivi, con rincari in bolletta che superano i 30 euro per molte famiglie. Un dato che mostra quanto l’incidenza reale dipenda dal contesto geografico e climatico, oltre che dall’impianto.
Il condizionatore è spesso il capro espiatorio di una bolletta alta, ma non è l’unico responsabile. Il frigorifero, che resta acceso 365 giorni l’anno, consuma tra i 200 e i 450 kWh annui. L’illuminazione con LED pesa poco, tra il 3% e il 6% del totale, ma con vecchie lampadine a incandescenza la quota sale sensibilmente. Il forno elettrico e il piano cottura, usati con più frequenza d’estate per pasti più leggeri e frequenti, incidono tra il 6% e il 12%.
Il vero problema è spesso la somma delle singole voci. Quando climatizzatore, lavatrice, forno e altri elettrodomestici sono accesi contemporaneamente nelle ore più calde della giornata, si generano picchi di consumo che fanno impennare la bolletta, ma che vengono interamente attribuiti al condizionatore semplicemente perché è il dispositivo più visibile e più discusso. O, forse, quello che nell’immaginario collettivo viene considerato come un optional. Probabilmente rispetto al frigorifero lo è, ma ha la stessa importanza dell’illuminazione e degli elettrodomestici per la cottura. Perché è vero che non possiamo stare senza mangiare, ma anche vivere in ambienti caldi e umidi non è sano e sostenibile.
Il calcolo è più semplice di quanto possa sembrare ed è utile anche per capire se e quanto si sta sprecando energia. La formula prevede di prendere la potenza assorbita in kW, moltiplicarla per le ore di utilizzo e moltiplicare il risultato per il prezzo del kWh. Con la tariffa ARERA di riferimento per il 2025-2026, intorno ai 0,30 euro/kWh tasse incluse, un climatizzatore da 9.000 BTU inverter in classe A++ con potenza assorbita media di 0,39 kW, usato 6 ore al giorno per 90 giorni, costa circa 63 euro a stagione. Un modello da 12.000 BTU, con assorbimento medio di 1,05 kW, si aggira sui 76 euro al mese con un utilizzo di 8 ore al giorno. Altri consigli utili per ridurre i consumi energetici legati al caldo estivo sono disponibili nell’apposita guida dell’ENEA, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile.
Impostare il termostato a 18°C non raffredda la stanza più in fretta. La velocità di raffreddamento, infatti, è sempre la stessa, cambia solo il tempo di funzionamento a pieno regime, con consumi più alti. Regolare la temperatura tra 24°C e 26°C consente di risparmiare fino al 25% sui consumi mantenendo comunque un ottimo comfort. Basti pensare che ogni grado sotto i 26°C aumenta i consumi tra il 6% e il 10%.
Anche l’idea che spegnere e riaccendere continuamente il condizionatore faccia consumare di più non è del tutto vera. Il consumo dipende dal tempo totale di funzionamento e dalla temperatura impostata, non dal numero di accensioni. Il ventilatore, infine, non sostituisce il condizionatore (non abbassa la temperatura, sposta solo l’aria) ma abbinato al climatizzatore impostato a 26°C può ridurre ulteriormente i consumi del 30%, consumando circa 15 volte meno del climatizzatore da solo.
Insomma, al netto dei numerosi benefici e vantaggi dell’utilizzo del condizionatore, è importante monitorare i costi ma senza demonizzare uno strumento indispensabile per il comfort domestico e la salute di chi vi abita. Per risparmiare, invece di soffrire il caldo, la soluzione migliore è valutare la sostituzione del climatizzatore con uno più efficiente.
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