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Se qualcosa funziona, perché metterci le mani? È quello che in molti si domandano quando si parla di manutenzione del climatizzatore. Anche perché, si dice, che tra i motivi per cui fare la manutenzione c’è proprio quello di ridurre il rischio di malfunzionamenti e prevenire guasti. Ma se questi non ci sono, perché spendere soldi per un controllo inutile? Il perché è molto semplice: funzionante non equivale a efficiente. Anzi.
Cosa troverai in questo articolo:
Un impianto può erogare aria fresca e sembrare perfettamente funzionante mentre si trova in una condizione di degrado progressivo che sembra non esserci. Filtri parzialmente intasati, batterie dell’evaporatore sporche, gas refrigerante leggermente sotto carica sono tutti problemi che non bloccano il climatizzatore, ma tutti lo costringono a lavorare sotto sforzo. Un climatizzatore in queste condizioni può consumare fino al 30% in più di energia elettrica. Uno spreco che non si vede ma si paga ogni mese.
Il degrado ha anche un effetto sugli indici di efficienza stagionale dell’impianto. Un climatizzatore acquistato in classe A+++ sul quale non viene fatta la manutenzione è a tutti gli effetti un impianto con prestazioni da classe inferiore, vanificando l’investimento iniziale.
Il processo di degrado inizia quasi sempre dai filtri. Quando si saturano, il flusso d’aria viene ostacolato e il ventilatore deve lavorare di più per muovere la stessa quantità d’aria. La portata cala, la pressione statica sale, il motore assorbe più corrente. Nel frattempo, lo sporco si deposita sulle alette dell’evaporatore e del condensatore, dove agisce come uno strato isolante che riduce lo scambio termico. L’impianto impiega più tempo a raggiungere la temperatura impostata, quindi rimane acceso più a lungo.
Il compressore, costretto a operare con un rapporto di compressione più elevato del normale, va incontro a un’usura accelerata. La vita utile di un impianto ben manutenuto è di 10-15 anni; un impianto trascurato può scendere a 6-8. A questo si aggiunge il rischio per la salute perché nelle vasche di raccolta condensa e sulle alette umide si formano biofilm che favoriscono la proliferazione di batteri, muffe e in alcuni casi la Legionella, che vengono poi immessi nell’aria della stanza.
Nessuno di questi processi produce un segnale di allarme evidente. L’impianto continua a funzionare. I consumi crescono lentamente. Il guasto, quando arriva, arriva all’improvviso.
La manutenzione ordinaria è quella preventiva, programmata, che si fa anche quando l’impianto sembra perfettamente funzionante. Comprende la pulizia e la sanificazione dei filtri, il lavaggio della batteria evaporativa dell’unità interna, la pulizia della batteria e del ventilatore dell’unità esterna, il controllo del circuito di drenaggio della condensa, la verifica della pressione del gas refrigerante e l’ispezione dei componenti elettrici. Se la pulizia dei filtri può essere fatta autonomamente (ma non con la stessa garanzia di efficacia), tutto il resto richiede un tecnico con strumentazione adeguata e, per il gas refrigerante, la certificazione F-Gas obbligatoria.
La manutenzione straordinaria è invece quella non programmata, che interviene su un guasto o su un malfunzionamento presente. Ricarica del gas, sostituzione del compressore, riparazione di componenti elettronici o meccanici. Sono interventi con costi dell’ordine delle centinaia di euro che potrebbero essere evitate semplicemente facendo la manutenzione.
A questo proposito. Ogni quanto va fatta?
La frequenza raccomandata per un impianto a residenziale è una volta all’anno, preferibilmente prima dell’inizio della stagione di utilizzo intensivo. Per gli ambienti commerciali (uffici, negozi, ristoranti, palestre) la cadenza consigliata scende a ogni sei mesi, con ispezioni più frequenti per garantire continuità del servizio e conformità alle norme igieniche.
Diverse variabili possono richiedere una frequenza maggiore rispetto al controllo annuale. La presenza di animali domestici accelera l’intasamento dei filtri in modo significativo. Chi abita in città ad alto traffico è esposto a polveri sottili e smog che si accumulano rapidamente sulle superfici interne. Le zone costiere aggiungono il problema della salsedine, corrosiva per i componenti metallici dell’unità esterna. In tutti questi casi, un controllo aggiuntivo aiuta a garantire quel livello di efficienza, comfort, sicurezza e risparmio che si dovrebbe sempre avere nella propria casa.
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