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Il caldo di stagione sembra molto lontano, quindi c’è tempo per preoccuparsi dell’impianto di climatizzazione. Il buon imprenditore, però, non è colui che risponde a un’emergenza, ma colui che la previene predisponendo già nei mesi precedenti le soluzioni migliori per la sua impresa.
Cosa troverai in questo articolo:
Per gli impianti di climatizzazione, aprile è bassa stagione. Questo significa diverse cose. Non solo maggiore disponibilità dei tecnici (e quindi interventi più rapidi senza lunghe liste di attesa), ma anche prezzi più bassi. Da questo punto di vista è doveroso sfatare un falso mito ancora abbastanza diffuso. Installare in primavera non costa di più. È esattamente il contrario. La minore concorrenza tra installatori e la disponibilità dei modelli a magazzino tengono i prezzi più bassi. Chi aspetta l’estate paga di più, aspetta di più e spesso ottiene di meno.
A giugno e luglio la domanda esplode e i prezzi per la stessa installazione possono salire del 20-30% rispetto alla bassa stagione, semplicemente per effetto della saturazione del mercato. Installare ad aprile significa pagare meno per un lavoro fatto meglio, con l’impianto già collaudato e operativo prima dei primi picchi di calore. Senza considerare che le recenti incertezze internazionali sull’ennesima crisi energetica rischiano in poche settimane di far salire vertiginosamente i prezzi.
Non esiste un impianto che vada bene per tutte le realtà commerciali. La scelta dipende dalla superficie, dalla distribuzione degli spazi, dagli orari di utilizzo e dal budget che si intende investire. Ragionare su questi fattori con anticipo è uno dei vantaggi principali perché c’è tempo per valutare davvero le opzioni invece di prendere la prima soluzione disponibile.
Per piccoli negozi e studi professionali fino a 50 mq, un sistema monosplit o multisplit è spesso la scelta più efficace perché assicura un’installazione rapida (uno o due giorni), costi contenuti e una gestione indipendente dei singoli ambienti. Per superfici tra i 50 e i 200 mq, invece, con più stanze o zone open space, il multisplit con un’unica unità esterna e più unità interne offre flessibilità e riduce l’impatto estetico sull’edificio. Gli spazi più ampi con controsoffitti, come showroom o grandi uffici direzionali, trovano nei sistemi canalizzati la soluzione ideale per una distribuzione uniforme dell’aria senza unità a vista.
Per strutture complesse con più zone a fabbisogno termico variabile (come gli edifici con superfici superiori ai 200 mq o con esigenze di controllo stanza per stanza) i sistemi VRF e VRV rappresentano la tecnologia più evoluta. Questo perché modulano il flusso di refrigerante in base al fabbisogno reale di ogni area, con consumi ottimizzati e ingombri tecnici ridotti.
A proposito di crisi energetica, uno dei motivi per sostituire e ammodernare l’impianto di climatizzazione è una vera e propria strategia che ha come obiettivo quello di rendere l’impianto più efficiente. Per un’attività commerciale che ha la necessità di tenerlo attivo per tutta la giornata lavorativa, una classe energetica A+++ consuma fino al 40% in meno rispetto a un modello in classe B a parità di prestazioni. Su base annua, per un’attività commerciale, questo si traduce in 200-300 euro di risparmio per ogni unità da 2,5 kW. Con più unità installate, la differenza diventa ancora più significativa.
Gli impianti datati, prodotti prima dell’introduzione delle etichette energetiche attuali, hanno indici SEER e SCOP sensibilmente più bassi degli standard odierni. Continuare a utilizzarli significa pagare fino al 50% in più rispetto a quanto costerebbe lo stesso servizio con un impianto moderno. La sostituzione ha un costo iniziale, ma il risparmio annuo sui consumi può ripagare l’investimento in tre-cinque anni, a seconda dell’intensità di utilizzo. Il costo iniziale può poi essere ridotto e ammortizzato con gli incentivi e le detrazioni specifiche per le aziende, in modo particolare il nuovo Conto Termico 3.0.
Il Conto Termico 3.0, gestito dal GSE, offre un contributo a fondo perduto fino al 65% per interventi che migliorano l’efficienza energetica dell’edificio in misura superiore al 10-20% del fabbisogno primario. Inoltre le spese per l’acquisto di nuovi impianti rientrano inoltre nella categoria dei beni strumentali, con possibilità di deduzione dal reddito d’impresa attraverso l’ammortamento fiscale.
Bisogna anche ricordare che un impianto di climatizzazione adeguato in un luogo di lavoro non è solo una questione di comfort. Ma è un vero e proprio obbligo di legge. Il D.Lgs. 81/2008, il Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro, obbliga chiaramente il datore di lavoro a valutare e gestire i rischi microclimatici, inclusa l’esposizione a temperature eccessive negli ambienti chiusi. La valutazione del rischio deve tenere conto di parametri come temperatura, umidità, velocità dell’aria e tipo di attività svolta.
La normativa prevede anche controlli tecnici periodici sugli impianti installati, per prevenire rischi biologici come la proliferazione della Legionella e l’accumulo di inquinanti nei filtri non sanificati. Un impianto non a norma o privo della documentazione degli interventi espone l’azienda a rischi concreti, oltre che a un calo di produttività degli ambienti di lavoro.
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