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Il nuovo Conto Termico 3.0 è al momento la più interessante opportunità per migliorare l’efficienza energetica della propria casa. Lo è perché permette di sostituire il climatizzatore, installare una pompa di calore e anche integrare un impianto fotovoltaico con sistema di accumulo e ricevere entro 90 giorni, il bonifico con il 65% di quanto speso. Nessuna detrazione in dieci anni, prestiti o formule particolari, ma un contributo diretto con il quale avere una casa più accogliente, sicura e con costi di gestione nettamente inferiori.
Il Conto Termico 3.0 prevede un budget annuo di 900 milioni di euro ed è una grande opportunità da non sprecare. Vediamo quindi concretamente come calcolare quanto si può ricevere dall’incentivo a fondo perduto del Conto Termico 3.0 così da capire il reale impatto, finanziario e pratico, di un investimento fondamentale come quello sull’impianto di condizionamento domestico e per la produzione di energia da fonti rinnovabili.
Cosa troverai in questo articolo:
Il calcolo dell’incentivo non è uguale per tutti in quanto ogni intervento viene valutato sulla base di una serie di elementi tecnici e territoriali. I più importanti sono:
Il valore dell’incentivo dipende da molteplici fattori. Il primo è il tipo di impianto scelto, come le pompe di calore o le stufe a biomassa, ciascuno con regole e calcoli specifici. Fondamentale è anche il luogo in cui viene installato l’impianto, poiché le zone climatiche italiane influenzano i consumi termici medi e quindi il contributo. La potenza dell’impianto incide direttamente sulla cifra, così come la qualità delle emissioni nel caso degli apparecchi a biomassa. Per le pompe di calore, entra in gioco l’efficienza energetica, misurata dal coefficiente COP. Altri elementi da considerare sono le spese sostenute per realizzare l’intervento, la presenza di un impianto preesistente da sostituire e, in alcuni casi, la presenza di un coefficiente premiante che riconosce un extra ai sistemi più performanti.
Tra i criteri di calcolo ci sono anche le spese ammissibili, che comprendono non solo la fornitura e la posa degli impianti ma anche eventuali demolizioni, opere murarie, adeguamenti impiantistici e costi professionali. È importante specificare se l’intervento comporta la sostituzione di un vecchio impianto o una nuova installazione, poiché anche questo elemento influisce sulla cifra riconosciuta.
Per capire il valore dell’incentivo che si può ottenere dal Conto Termico 3.0, quindi, non basta fare riferimento al solo prezzo di listino dell’impianto che si vuole acquistare, in quanto sono tantissime le variabili da tenere in considerazione. È quindi necessario rivolgersi sempre a un tecnico specializzato che possa non solo seguire i lavori, ma anche supportare nella comprensione dell’impatto di un investimento di questo tipo e dei tanti benefici sia nel breve che nel medio-lungo periodo.
Il meccanismo di calcolo si basa su formule che variano a seconda del tipo di intervento. Nel caso delle pompe di calore, per esempio, l’incentivo annuale si ottiene moltiplicando un valore energetico (Ei) per un coefficiente (Ci) stabilito da normativa.
Il valore Ei è a sua volta il risultato di una formula che tiene conto della potenza dell’impianto, della zona climatica e del rendimento della macchina. Per semplificare, si può dire che un impianto più potente e installato in una zona fredda otterrà un incentivo maggiore.
Il valore complessivo dell’incentivo riconosciuto può coprire fino al 65% delle spese ammissibili per chi installa impianti da fonti rinnovabili. La percentuale scende invece al 40% per gli interventi di sola efficienza energetica. Ci sono comunque delle eccezioni. Per gli edifici pubblici considerati strategici (scuole o strutture sanitarie) situati in comuni con meno di 15 mila abitanti, l’incentivo può coprire fino al 100% delle spese sostenute.
L’altro elemento importante da considerare sono i tempi di ricezione dell’incentivo del Conto Termico 3.0. Una volta ottenuta l’approvazione da parte del GSE, l’incentivo viene erogato attraverso un bonifico, ma le tempistiche e le modalità di pagamento variano in base all’importo riconosciuto.
Per importi fino a 15.000€, il pagamento avviene in un’unica soluzione entro 60 giorni. Nel caso degli impianti a biomassa, invece, l’erogazione in un’unica rata è prevista solo fino a 4.999€. Quando l’incentivo supera i 15.000€, il contributo viene suddiviso in rate annuali. La durata può variare da due a cinque anni, a seconda della tecnologia utilizzata e della potenza dell’impianto.
Per quanto riguarda le modalità di accesso, i privati devono presentare la richiesta al GSE entro 90 giorni dalla fine dei lavori. È prevista una procedura semplificata per impianti fino a 35 kW o per impianti solari termici con superficie inferiore a 50 metri quadrati.
Le Pubbliche Amministrazioni possono accedere anche alla procedura di prenotazione, che consente di bloccare i fondi prima ancora dell’avvio dei lavori. Per loro è possibile ricevere un acconto e sommare l’incentivo con altri contributi pubblici, fino a coprire il 100% delle spese ammissibili. Per i soggetti privati, invece, il contributo massimo riconoscibile resta al 65% e l’incentivo non è cumulabile con altri bonus o agevolazioni sugli stessi costi, come le detrazioni fiscali.
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