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Chiusa (almeno per qualche mese) la preoccupazione per i consumi di gas, arriva ora quella sui consumi elettrici. L’estate, con il caldo e la necessità di accendere i climatizzatori, sta per arrivare, con tutte le conseguenze del caso. Il climatizzatore, infatti, è uno degli elettrodomestici con il maggiore impatto sulla bolletta elettrica. Eppure la maggior parte delle persone non sa quanta energia consuma il proprio impianto, non sa come leggere i dati sull’etichetta e non riconosce i segnali che indicano un consumo superiore al normale. Quindi, di fatto, non sa cosa fare per migliorare la gestione e ridurre l’impatto del climatizzatore sui consumi energetici.
Cosa troverai in questo articolo:
Il consumo di un climatizzatore dipende dalla sua potenza (espressa in BTU) e dalla classe energetica. Facciamo una stima, analizzando i consumi del climatizzatore facendo riferimento a impianti moderni in classe A+++ con tecnologia inverter, calcolati con la tariffa media ARERA del 2025 di 0,28 €/kWh. Per 8 ore di utilizzo giornaliero per 30 giorni si andrà a spendere:
Questi valori rappresentano il meglio che un impianto moderno può offrire. Un climatizzatore datato, mal dimensionato o sul quale non è stata fatta la manutenzione può arrivare a consumare anche il 30-50% in più a parità di ore di utilizzo.
Per capire quanto il proprio climatizzatore si allontana da queste stime (o, a quel punto, valutarne la sostituzione) è necessario saper leggere le informazioni riportate sull’etichetta energetica. L’etichetta energetica di un climatizzatore contiene due indici fondamentali. Il SEER (Seasonal Energy Efficiency Ratio) misura l’efficienza stagionale in raffrescamento e sostanzialmente indica quanta energia frigorifera viene prodotta per ogni kWh elettrico consumato. Lo SCOP (Seasonal Coefficient of Performance) misura la stessa cosa per il riscaldamento. Più sono alti, più l’impianto è efficiente.
La scala va dalla classe A+++ alla classe D. Un impianto in classe A+++ ha un SEER uguale o superiore a 8,50 e uno SCOP uguale o superiore a 5,10. Uno in classe A ha valori SEER tra 5,10 e 6,10. La differenza in bolletta è significativa perché passare da un impianto in classe A a uno in classe A+++ a parità di utilizzo (circa 2.000 ore annue) vale tra i 200 e i 300 euro di risparmio ogni anno.
Un impianto che consuma troppo non è sempre facile da individuare. Anche perché il più delle volte le differenze sono minime e impercettibili all’analisi veloce di una bolletta. Anche se minime, comunque, nel corso del tempo quelle differenze diventano importanti. Senza dimenticare che, con un impianto tecnologicamente migliore, si può spendere meno anche utilizzando il climatizzatore per più ore.
I segnali da tenere sotto controllo sono diversi. Una bolletta elettrica che aumenta improvvisamente rispetto agli stessi mesi dell’anno precedente, a parità di utilizzo, è il primo indicatore. Tempi più lunghi del solito per raggiungere la temperatura impostata, sbrinamenti frequenti dell’unità esterna e rumori anomali durante il funzionamento sono tutti segnali che qualcosa non va. E che è doveroso far valutare per capire se conviene riparare il climatizzatore o sostituirlo.
Il modo più preciso per verificare i consumi reali è confrontarli con i valori dichiarati dal produttore. Molti impianti moderni hanno app dedicate che mostrano i kWh consumati in tempo reale. In alternativa, un dispositivo collegato alla presa (wattmetro) permette di misurare il consumo effettivo ora per ora. Se i valori reali superano quelli dichiarati in etichetta del 20% o più, è il momento di chiamare un tecnico.
Spesso i consumi elevati dipendono da una scarsa o assente manutenzione. I filtri sporchi, infatti, ostruiscono il flusso dell’aria e costringono il compressore a lavorare di più per produrre lo stesso effetto termico, con un aumento dei consumi del 20-30%.
L’altro aspetto sul quale concentrare la propria attenzione riguarda il dimensionamento. Un climatizzatore troppo piccolo per la stanza in cui è installato lavora senza mai raggiungere la temperatura impostata, con un sovraccarico che aumenta i consumi del 20-30% e accelera l’usura del compressore. Uno troppo grande, al contrario, raggiunge rapidamente la temperatura e si spegne subito, riprendendo cicli molto corti che riducono l’efficienza e non abbassano adeguatamente l’umidità.
Infine, come per tutti gli elettrodomestici e gli impianti, il buon senso è la regola più importante da seguire. Ogni grado in meno rispetto ai 24°C aumenta i consumi del 5-10%. Quindi, impostare il climatizzatore a 18°C invece di 24°C non raffredda prima la stanza, ma consuma molto di più. Tenere porte o finestre aperte durante il funzionamento disperde il 30% dell’energia prodotta. Quando tutti questi fattori si sommano un climatizzatore può consumare il doppio di quello che consuma lo stesso impianto gestito correttamente.
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