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Tra le migliori soluzioni per il risparmio energetico (sia residenziale che commerciale e industriale) ci sono sicuramente gli impianti fotovoltaici e quelli per il solare termico. Di queste tipologie di impianto si parla spesso per la loro capacità di ridurre drasticamente i consumi, ma non sempre si pone la giusta attenzione sull’elemento fondamentale che determina la reale capacità di raggiungere questo obiettivo. Parliamo della manutenzione. Sì, perché un pannello solare o uno fotovoltaico duri per vent’anni (o più) e mantenga elevati livelli di efficienza è indispensabile prendersene cura. Ancor più che per la caldaia e il climatizzatore, la manutenzione dell’impianto fotovoltaico e del solare termico è fondamentale per rientrare come previsto dei costi dell’investimento e continuare a risparmiare sui consumi.
Cosa troverai in questo articolo:
Il fotovoltaico converte la luce solare in energia elettrica attraverso l’effetto fisico che avviene nelle celle di silicio dei moduli. I suoi componenti principali sono moduli, inverter, cavi, quadri elettrici e sistemi di monitoraggio. È un impianto prevalentemente statico (non ha parti in movimento, non ha fluidi, non ha pressioni da gestire) e la sua manutenzione è quindi soprattutto elettrica e dedicata alla superficie.
Il solare termico, invece, cattura il calore dei raggi solari per riscaldare un fluido termovettore, destinato alla produzione di acqua calda sanitaria o all’integrazione del riscaldamento. I suoi componenti includono collettori, circuiti idraulici, pompe di circolazione, vaso di espansione, valvole di sicurezza e serbatoio di accumulo. È un impianto dinamico, con fluidi in pressione e componenti meccanici in movimento. La sua manutenzione è prevalentemente idraulica.
Le modalità di degrado sono molto diverse. Il fotovoltaico è soggetto all’accumulo di sporcizia sulla superficie (più o meno consistente anche in base alle stagioni), al degrado dei componenti elettrici e ai guasti alle celle e ai componenti elettrici. Il solare termico deve fare i conti invece con la corrosione, il calcare, il deterioramento del fluido e u rischi legati alla stagnazione.
Il primo falso mito da sfatare è che un impianto fotovoltaico non richieda manutenzione. Anzi. Tenendo conto della posizione, alcune attività possono essere gestite autonomamente (come la pulizia dei moduli, il controllo visivo periodico dei pannelli e il monitoraggio della produzione). Ci sono però attività che richiedono obbligatoriamente un tecnico specializzato. La verifica elettrica delle stringhe, la misura della resistenza di isolamento, il controllo dei connettori e dei cavi, l’ispezione dell’inverter e delle protezioni di rete sono tutte operazioni che implicano rischi elettrici reali e che, se fatte male, possono causare danni all’impianto o invalidare le garanzie. Anche la stessa pulizia va condotta in maniera attenta e rigorosa, non si tratta banalmente di pulire il vetro di una finestra.
La frequenza per il controllo è annuale. Per gli impianti con potenza superiore a 11,08 kWp è inoltre prevista una verifica periodica dei sistemi di interfaccia tra l’inverter e la rete, da prevedere ogni cinque anni. per la pulizia, invece, si consiglia almeno una-due volte l’anno in corrispondenza dei maggiori cambi di stagione, per rimuovere dalla superficie dei moduli fotovoltaici foglie, sporcizia, smog, neve, detriti, feci di volatili e tutto ciò che può ridurre o compromettere la capacità produttiva dei pannelli.
Il componente più critico di un impianto solare termico è il fluido termovettore, solitamente una miscela di acqua e glicole propilenico. Con il tempo il glicole si degrada e perde le sue proprietà anticongelanti, aumenta l’acidità e diventa corrosivo per tubature e collettori. Il controllo annuale del pH è indispensabile perché se scende sotto 6,6 il fluido va sostituito. La sostituzione completa va programmata ogni quattro-sei anni, preceduta da un risciacquo del circuito. Alcune attività di verifica visiva (il colore del fluido, la presenza di depositi, lo stato delle giunzioni) possono essere fatte autonomamente, ma l’analisi chimica richiede un tecnico.
La pressione del circuito è un altro parametro da monitorare con regolarità. Il valore tipico a freddo è tra 1,5 e 2 bar e una pressione più bassa indica una perdita nel circuito o un vaso di espansione che non mantiene più la precarica. Il vaso di espansione va verificato ogni anno, controllando la pressione di precarica e lo stato della membrana interna. Le valvole di sicurezza vanno testate periodicamente per verificare che intervengano correttamente e che tornino in sede dopo l’apertura. Anche la pulizia dei collettori rientra nella manutenzione ordinaria in quanto polvere, resine e depositi calcarei superficiali riducono la trasparenza del vetro e la capacità di assorbimento termico.
In molti non fanno la manutenzione alle auto, all’impianto di condizionamento, agli elettrodomestici. Quali sono le conseguenze? Sul fotovoltaico i dati sono chiari. Le analisi dell’ENEA stimano una perdita media annua di circa il 5% della produzione dovuta al solo particolato atmosferico PM2.5, con punte superiori al 10% nelle aree urbane o industriali. In condizioni più critiche, come nelle zone agricole con polveri organiche o nelle aree ad alto traffico, la perdita può arrivare al 20-25%. Per un impianto da 6 kW che produce 6.000 kWh l’anno, significa tra 300 e 1.500 kWh persi ogni anno per la mancata pulizia. Moltiplicato per venticinque anni di vita utile, l’impatto economico è rilevante.
Sul solare termico le conseguenze di una mancata manutenzione possono essere più gravi e irreversibili. La stagnazione è il rischio principale e quando il calore non viene scaricato correttamente, il fluido nel circuito può raggiungere temperature vicine ai 200°C, bollire e degradarsi completamente. Il fluido bollito diventa acido e corrosivo, danneggia le guarnizioni, le tubature e nei casi peggiori i collettori stessi, con costi di sostituzione che possono superare di molto qualsiasi intervento preventivo.
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