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Deumidificatore climatizzatore 900

Deumidificatore: quando basta il climatizzatore in modalità dry (e quando no)

1 mese fa
Altieri Service
Condizionamento

Sul telecomando del climatizzatore c’è un tasto con il simbolo di una goccia d’acqua. Un pulsante che quasi nessuno conosce e, quindi, usa. È la cosiddetta modalità dry e serve a ridurre l’umidità nell’aria e in molti casi (non tutti) funziona benissimo. Vediamo quando, perché e come utilizzarla e quando, invece, si ha bisogno di un deumidificatore dedicato.

Cosa troverai in questo articolo:

  • Cos’è e a cosa serve la modalità dry del climatizzatore
  • Quando la modalità dry è sufficiente (e quando no)
  • Qual è l’umidità ideale da tenere in casa

Cos’è e a cosa serve la modalità dry del climatizzatore

La modalità dry sfrutta lo stesso principio fisico del raffrescamento normale: l’aria dell’ambiente viene fatta passare su una serpentina fredda, il vapore acqueo condensa in goccioline d’acqua che vengono scaricate all’esterno. La differenza rispetto alla modalità cool sta nella velocità della ventola. In modalità dry gira molto più lentamente, allungando il tempo di contatto dell’aria con la serpentina per massimizzare l’estrazione dell’umidità invece di abbassare la temperatura.

Il compressore lavora a cicli intermittenti invece che in continuo, con un assorbimento minore rispetto alla modalità cool. Il risultato è un consumo inferiore di circa il 30% e una variazione di temperatura più contenuta. La stanza si raffredda leggermente ma non come in modalità raffrescamento. L’obiettivo è portare l’umidità relativa intorno al 40-50%.

I climatizzatori moderni integrano sensori per l’umidità che permettono di fissare un valore preciso così che il climatizzatore si spenga automaticamente quando quel valore viene raggiunto.

Quando la modalità dry è sufficiente (e quando no)

A questo punto resta da capire quando il climatizzatore è utile anche in modalità dry e quando, invece, ricorrere a un deumidificatore dedicato. La modalità dry funziona in questi casi:

  • temperatura ambiente tra i 24 e i 28°C
  • umidità relativa tra il 60% e il 75%
  • ambienti di medie dimensioni (entro i 50 mq).

In questi casi, accendere il climatizzatore in modalità dry migliora la qualità dell’aria e il comfort senza raffreddare l’aria in modo eccessivo. Si consuma meno, si spende poco e il beneficio climatico è comunque notevole. Il ricorso alla modalità dry è anche la scelta più adatta per le ore notturne. Meno rumore, meno sbalzi termici, aria più respirabile. Chi ha bambini piccoli o è sensibile al freddo la trova spesso la scelta migliore.

Il problema del climatizzatore in modalità dry è legato alla temperatura. Sotto i 15°C, infatti, perde gran parte dell’efficacia. Cantine, garage, locali interrati, ripostigli non riscaldati sono ambienti dove la funzione dry non riesce a lavorare correttamente. Lo stesso vale per i mesi invernali, quando il problema dell’umidità persiste ma la temperatura è troppo bassa per il climatizzatore. Inoltre quando l’umidità viene da infiltrazioni, da risalita nei muri o da ponti termici, il climatizzatore non può risolvere il problema perché estrae l’umidità dall’aria ma non agisce sulla fonte. Tampona, forse, il problema, ma non lo risolve. La muffa che ritorna sempre negli stessi punti, le macchie scure negli angoli, i muri che trasudano sono tutti segnali che non è il climatizzatore lo strumento cui fare riferimento.

Qual è l’umidità ideale da tenere in casa

Abbiamo visto la differenza tra la modalità dry e la modalità cool, ma qual è l’umidità ideale da tenere in casa? Il range ottimale di umidità relativa indicate dall’Istituto Superiore di Sanità (che riprendono quelle dell’Organizzazione Mondiale della Sanità) è tra il 40% e il 60%, con valori leggermente diversi per estate e inverno:

  • 45-60% in estate
  • 40-50% in inverno

Superare stabilmente il 60% favorisce la proliferazione di acari, muffe e batteri, con ricadute dirette sulla salute respiratoria. Oltre il 65% l’umidità tende a depositarsi sulle superfici più fredde (angoli, finestre e pareti perimetrali) creando le condizioni per lo sviluppo della muffa. Scendere sotto il 40%, invece, causa secchezza delle mucose, irritazione agli occhi e problemi alla pelle.

Per misurare l’umidità è sufficiente acquistare un igrometro digitale da tavolo tramite il quale monitorare i valori in tempo reale. È il primo strumento utile per capire se si ha davvero un problema di umidità e, quindi, se è sufficiente attivare la funzione dry del climatizzatore.

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