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Efficienza energetica impianti 900

Efficienza energetica degli impianti: come capire se quello installato sta costando troppo

3 settimane fa
Altieri Service
Certificazione energetica

Quando qualcosa funziona pensiamo che tutto vada perfettamente. Lo abbiamo visto parlando della manutenzione del climatizzatore, ma vale anche (e soprattutto) per l’efficienza degli impianti (domestici, industriali e commerciali).

Un impianto, infatti, può funzionare perfettamente e allo stesso tempo costare più di quanto dovrebbe. Non è una contraddizione, ma quello che succede quando l’efficienza cala gradualmente senza che nessuno se ne accorga, fino a quando la bolletta non lo rende evidente. Con un dettaglio non da poco: che spesso l’evidenza delle bollette non è tale. Sì, perché l’aumento dei consumi può essere inizialmente minimo, per poi cronicizzarsi e continuare ad aumentare silenziosamente. Parliamo, quindi, di efficienza energetica degli impianti.

Cosa troverai in questo articolo:

  • I segnali che un impianto sta consumando più del dovuto
  • Consumi reali e dichiarati: come confrontarli
  • Perché anche un impianto manutenuto perde efficienza con l’età

I segnali che un impianto sta consumando più del dovuto

Il primo indicatore è il confronto della bolletta con lo stesso periodo dell’anno precedente, a parità di abitudini e occupanti. Se la spesa cresce del 10-15% senza variazioni evidenti, qualcosa nell’impianto sta perdendo efficienza. Un secondo segnale è la rumorosità. Fischi nei canali, sibili nei diffusori, vibrazioni anomale nel compressore indicano quasi sempre un problema meccanico che si traduce anche in un consumo maggiore. Non è solo fastidio, è un impianto che lavora male.

Il tempo di raggiungimento della temperatura è un altro indicatore pratico. Se una stanza di 20 mq impiega più di 30-40 minuti per passare da 28°C a 24°C (valore che si può misurare comodamente con un igrometro portatile) l’impianto sta lavorando in condizioni di scarsa efficienza. O, altra possibilità, è semplicemente sottodimensionato. Anche la disomogeneità di temperatura tra zone climatizzate dallo stesso impianto (sopra i 2°C di differenza) e la presenza di odori di muffa o umidità superiore al 60% sono segnali che meritano attenzione.

Consumi reali e dichiarati: come confrontarli

Il modo più semplice per verificare se l’impianto rispetta le prestazioni dichiarate è misurare il consumo reale e confrontarlo con quanto riportato sull’impianto. Un wattmetro da presa (che costa tra i 15 e i 30 euro) permette di misurare i kWh consumati in tempo reale collegando lo split alla presa elettrica. Il dato va confrontato con il consumo stagionale dichiarato nell’etichetta, diviso per le 350 ore standard considerate come riferimento (anche dall’ENEA) per il calcolo. Un climatizzatore da 9.000 BTU in classe A++ con consumo dichiarato di 130-140 kWh/anno dovrebbe assorbire circa 0,37 kWh/ora.

Se il wattmetro segna un valore sensibilmente superiore (diciamo 0,60 kWh/ora, il 62% in più del dichiarato) è un’indicazione chiara che qualcosa non va. Può dipendere dal gas refrigerante insufficiente, dai filtri intasati o un da inverter che non modula correttamente. In tutti i casi, qualcosa che incide sui consumi. Anche una semplice lettura del contatore prima e dopo un’ora di funzionamento fornisce un dato utile, anche se meno preciso.

Perché anche un impianto manutenuto perde efficienza con l’età

Fare la manutenzione è importante, necessario, indispensabile, ma non è un intervento miracoloso. Anche con una manutenzione regolare, infatti, ogni impianto subisce un decadimento fisiologico delle prestazioni legato all’usura dei componenti. Nei primi cinque anni, con manutenzione regolare, la perdita di efficienza è minima, indicativamente inferiore al 5%. Tra i sei e i dieci anni sale al 10-15%. Tra gli undici e i quindici anni la perdita arriva al 20-30%. Oltre i quindici anni, anche un impianto ben tenuto può aver perso tra il 30% e il 50% della sua efficienza originaria.

Tradotto, un climatizzatore vecchio può assorbire circa 1,5 kWh per ogni ora di funzionamento, contro gli 0,5 kWh di un’unità moderna ad alta efficienza. Un risparmio potenziale fino al 66% semplicemente sostituendo l’impianto, indipendentemente da eventuali guasti specifici.

A questo proposito è utile una distinzione. Un problema specifico si manifesta di solito con un calo improvviso e localizzato (un rumore metallico nuovo, ghiaccio sulle tubazioni, un odore di muffa comparso di recente). Questi segnali indicano quasi sempre una causa precisa risolvibile con un intervento mirato, specialmente se l’impianto ha meno di dieci anni (altrimenti forse vale comunque la pena sostituire l’impianto). Al contrario, l’obsolescenza si riconosce da una tendenza. In questo caso, infatti, i consumi crescono in modo costante nel tempo. Se l’impianto ha superato i dieci anni e mostra più segnali insieme la causa è probabilmente strutturale e non risolvibile con un singolo intervento di manutenzione.

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