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I costi dell’energia sono un problema per tutti. Specialmente in un contesto mondiale in cui le incertezze portano, tra le altre cose, anche a un aumento spaventoso dei costi. Per chi gestisce un’azienda l’attenzione a questa voce del bilancio è, quindi, quanto più urgente e fondamentale. Nella gestione di un hotel o di un B&B, i costi energetici rappresentano quasi sempre la seconda voce di spesa dopo il personale. Eppure, mentre il costo del lavoro viene monitorato mese per mese, la bolletta energetica finisce spesso in secondo piano, considerata una spesa fissa per la quale si può fare poco (se non, al massimo, provando a cambiare fornitore). In realtà un impianto di climatizzazione non ottimizzato può pesare sul bilancio di una struttura ricettiva per decine di migliaia di euro l’anno, tra sprechi diretti, manutenzioni rimandate e occasioni di risparmio mai colte.
Cosa troverai in questo articolo:
Secondo le stime di settore, i costi energetici incidono mediamente per il 6-10% sul fatturato di un hotel. Le differenze dipendono dalla categoria della struttura, dalla localizzazione geografica e dal periodo dell’anno. All’interno di questa voce, la climatizzazione (riscaldamento, raffrescamento e produzione di acqua calda sanitaria) rappresenta la componente più consistente, arrivando a coprire circa il 50% dei consumi energetici complessivi di una struttura ricettiva. La produzione di acqua calda sanitaria da sola può incidere fino al 18% del totale.
Tradotto in termini pratici, anche una piccola struttura è coinvolta in queste valutazioni. In un B&B con una singola unità da 1,2 kW accesa mediamente 6 ore al giorno, il solo costo dell’energia elettrica per il climatizzatore può superare i 60 euro al mese per camera nei periodi di punta, una cifra che moltiplicata per il numero di camere e per i mesi di apertura pesa in modo tutt’altro che trascurabile sul conto economico.
Molto spreco energetico nelle strutture ricettive non dipende da un impianto guasto, ma da una gestione poco efficiente del comfort delle camere. È il caso del climatizzatore lasciato acceso in una camera libera durante le operazioni di pulizia o tra un check-out e il check-in successivo, oppure degli ospiti che impostano temperature molto distanti da quelle di comfort reale, magari lasciando l’unità accesa con la finestra aperta.
Senza un sistema che leghi il funzionamento del climatizzatore all’effettiva occupazione della camera o a fasce orarie definite, ogni camera diventa una realtà difficile da controllare e una potenziale fonte di spreco. Su una struttura con decine di camere, la somma di questi micro-sprechi, ripetuta ogni giorno per tutta la stagione, incide in modo significativo sul totale della bolletta energetica.
L’introduzione di sistemi di building automation, in grado di gestire in modo centralizzato l’accensione, lo spegnimento e la regolazione della climatizzazione in base all’occupazione delle camere, consente in media un risparmio del 35% sui consumi legati alla climatizzazione. Bisogna poi considera che, proprio alla luce di un risparmio così significativo, il tempo di rientro dell’investimento è di soli 1-3 anni, a seconda delle dimensioni della struttura e del livello di automazione scelto.
I sistemi più efficaci integrano il controllo climatico con il gestionale della struttura (PMS), spegnendo o attenuando automaticamente il funzionamento dell’impianto quando una camera risulta libera, e con sensori sulle finestre che interrompono il riscaldamento o il raffrescamento quando un infisso viene aperto.
Un impianto non ottimizzato non genera solo un costo energetico diretto, ma incide anche sulla soddisfazione degli ospiti, e quindi sulle recensioni online, che a loro volta influenzano le prenotazioni future. Le analisi delle recensioni negative nel settore alberghiero mostrano che il 42,7% dei commenti critici cita problemi di comfort acustico, spesso legati proprio agli impianti di climatizzazione rumorosi o mal funzionanti, mentre il 35,7% segnala problemi di comfort termico, come camere troppo calde, troppo fredde o con temperature difficili da regolare.
Chi decide di intervenire sull’impianto di climatizzazione della propria struttura ricettiva può contare su diversi strumenti di incentivazione. Il Conto Termico 3.0, disciplinato dal Decreto Ministeriale del 7 agosto 2025, riconosce incentivi fino al 65% della spesa sostenuta per interventi di efficientamento energetico e installazione di impianti con fonti rinnovabili, con richiesta da presentare tramite il portale PortalTermico gestito dal GSE.
A questo si affiancano l’Ecobonus per la sostituzione di infissi e serramenti, che riconosce una detrazione del 36%, e le misure Transizione 5.0 e di iperammortamento, che possono arrivare fino al 180% per gli investimenti in beni strumentali ad alta efficienza destinati alle imprese, incluse quelle del settore turistico-ricettivo. Verificare quali misure sono cumulabili e quali requisiti tecnici richiedono è un passaggio importante per pianificare l’intervento nel modo più conveniente.
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