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È arrivato quel momento dell’anno. Quello nel quale fa sempre più caldo e bisogna accendere il condizionatore. Spesso succede che l’impianto si accende ma non arriva aria fresca. Com’è possibile? Molto probabilmente non si è fatta la manutenzione ordinaria (altrimenti il problema sarebbe emerso), ma invece che stare a rimuginare su quanto accaduto, vediamo di capire cosa si può fare per risolvere il problema.
Cosa troverai in questo articolo:
La causa tecnica più frequente è la carenza di gas refrigerante. Il circuito del climatizzatore è chiuso, quindi il gas non si consuma con l’uso. Se manca, significa che c’è una perdita. I segnali che possono far pensare a questa causa sono:
I filtri intasati sono la seconda causa più comune. Ostruendo il flusso d’aria, riducono sensibilmente la resa e costringono il compressore a lavorare di più, con un aumento dei consumi di circa il 20-30%. È la causa più facile da risolvere ma anche quella che si può evitare di più con un controllo periodico.
La terza causa è da cercare nell’unità esterna. Quando questa è sporca o ostruita, ha lo stesso effetto sull’altro lato del circuito: se non riesce a smaltire il calore, l’intero sistema perde efficienza. Infine, i problemi al compressore, spesso riconducibili al guasto del condensatore, impediscono l’avvio del ciclo di raffreddamento. Questo porta l’unità interna a soffiare aria, ma non a raffreddarla.
Prima di pensare a un guasto, vale la pena verificare alcune cose elementari che, proprio perché semplici, spesso vengono ignorate. La prima riguarda la modalità selezionata. Se sul display compare un sole invece di un fiocco di neve, l’impianto sta riscaldando. È un errore banale ma frequente, soprattutto quando qualcuno ha cambiato la modalità senza saperlo. La seconda riguarda la temperatura impostata. Abbassarla a 16°C non raffredda più in fretta la stanza, ma manda il compressore sotto sforzo e spesso attiva le protezioni dell’impianto.
Porte e finestre aperte annullano il raffrescamento con l’aria calda che entra continuamente e il climatizzatore non riesce a raggiungere il livello impostato. Anche l’unità esterna può essere la causa del problema. Se è circondata da oggetti, esposta al sole diretto o non ha spazio sufficiente per la ventilazione, non riesce a smaltire il calore e il rendimento cala significativamente.
Dopo aver visto le cause riconducibili al climatizzatore e al suo utilizzo è doveroso porre l’attenzione anche sull’edificio in cui quell’impianto si trova a operare. Un climatizzatore correttamente dimensionato e perfettamente funzionante può non riuscire a raffrescare una stanza se l’abitazione disperde troppo calore. Le cause più comuni sono:
Pareti, tetto e serramenti poco performanti che lasciano entrare continuamente il calore esterno così come stanze con grandi vetrate esposte a sud o ovest, senza schermatura, accumulano una quantità di calore che nessun climatizzatore domestico riesce a smaltire del tutto.
In questi casi la soluzione non è un climatizzatore più potente: è ridurre il carico termico con tende tecniche, tapparelle, pellicole riflettenti sulle vetrate o, in prospettiva, con interventi sull’isolamento. Il climatizzatore fa la sua parte; la casa deve fare la sua.
Spesso quando qualcosa non funziona ci si interroga se sia meglio sostituirla o ripararla. Per i climatizzatori la dimensione cronologica, ancor prima dell’entità del danno, può essere un elemento utile per decidere. Se l’impianto ha meno di 8-10 anni, il guasto è circoscritto e il costo della riparazione è nettamente inferiore al valore dell’impianto, conviene riparare. Se invece l’impianto ha un’anzianità maggiore, i guasti si ripetono o la riparazione riguarda il compressore, vale la pena confrontare il preventivo con il costo di un impianto nuovo in classe A++ o A+++.
Un impianto moderno consuma il 30-50% in meno di uno datato. Questo significa che il risparmio annuale in bolletta può ammortizzare l’investimento in 2-4 anni. A questo si aggiungono gli incentivi fiscali disponibili per la sostituzione con sistemi ad alta efficienza, che riducono ulteriormente il costo effettivo dell’intervento.
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