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Il 2026 si prospetta come un anno di grandi trasformazioni per il settore impiantistico. Tante le novità, anche e soprattutto per quel che riguarda la manutenzione programmata degli impianti aziendali. Tra nuove direttive europee sull’efficienza energetica e un inasprimento delle norme sulla sicurezza sul lavoro, le aziende sono chiamate a un aggiornamento rigoroso delle proprie strategie energetiche. Non si tratta più solo di evitare guasti o luoghi di lavoro freddi, ma di garantire la piena conformità legale e operativa, grazie a sistemi di condizionamento adeguati, di ogni ambiente di lavoro.
Cosa troverai in questo articolo:
Una delle novità più importanti è D.Lgs. 213/2025, entrato in vigore il 24 gennaio 2026. Questa norma, che recepisce la Direttiva UE 2023/2668, impone standard estremamente severi per la gestione del rischio amianto. Prima di ogni intervento di manutenzione su vecchi impianti HVAC, i datori di lavoro hanno ora l’obbligo tassativo di mappare la presenza di questo materiale per tutelare la salute degli operatori.
Queste le date che gli imprenditori devono segnare in agenda:
Il 2026 segna poi una tappa fondamentale del Regolamento EU F-Gas 2024/573. Dal 1° gennaio di quest’anno, infatti, scatta il divieto di utilizzare gas fluorurati vergini con GWP (Potenziale di Riscaldamento Globale) pari o superiore a 2.500 per le attività di assistenza. Questo significa che la manutenzione di vecchi refrigeratori ad alto impatto ambientale diventerà più onerosa e complessa. Inoltre, la tassazione sulle quote di F-Gas (3,00 €/t CO2eq) comporterà un aumento diretto dei costi di ricarica per gas ancora molto diffusi come l’R410A.
Molti sistemi installati negli anni passati utilizzano refrigeranti ancora molto diffusi ma sempre più penalizzati dal punto di vista normativo e fiscale. La conseguenza è che gli interventi di manutenzione straordinaria, in particolare quelli che prevedono ricariche di gas, diventano progressivamente più costosi e complessi da gestire. In alcuni casi, la semplice prosecuzione della manutenzione ordinaria può non essere più la soluzione più conveniente nel medio periodo.
A proposito di date e scadenze è doveroso ricordare l’obbligo della manutenzione degli impianti. Le ispezioni fisiche restano obbligatorie per gli impianti sopra i 70 kW, specialmente se con oltre 15 anni di servizio o alimentati a biomassa. Per quanto riguarda le perdite di gas refrigerante, la frequenza dei controlli rimane ancorata al tonnellaggio di CO2 equivalente:
Gli obblighi che inizieranno quest’anno richiedono per le aziende un cambiamento di approccio alla materia della manutenzione degli impianti di condizionamento. La manutenzione, infatti, non deve più essere vista come il semplice assolvimento di un obbligo normativo. Per le aziende, per tutte le tipologie di aziende, diventa un elemento centrale di gestione del rischio operativo, economico e legale. Un impianto non conforme può portare a fermi produttivi, contestazioni durante i controlli e responsabilità dirette in caso di incidenti sul lavoro. Con tutte le conseguenze (non solo di natura economica) che questo comporta.
Nel 2026 il tema dell’efficienza energetica diventa sempre più centrale. Anche e soprattutto nella manutenzione degli impianti aziendali. Le nuove direttive europee non si limitano a fissare obiettivi teorici di riduzione dei consumi, ma richiedono che le prestazioni dichiarate degli impianti siano mantenute nel tempo. Questo significa che un sistema di climatizzazione o riscaldamento sul quale non viene fatta regolare e periodica manutenzione può risultare non conforme, anche se tecnicamente funzionante.
Per le aziende, questo comporta la necessità di passare a una gestione più strutturata e preventiva degli impianti. Per questo ciò di cui hanno più urgente bisogno le imprese è di affidarsi a un partner tecnico cui affidarsi per la gestione, a volte complessa, degli impianti. Così da sollevarsi da una preoccupazione e concentrarsi sul proprio lavoro potendo contare su spazi efficienti, accoglienti e sicuri.
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