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Quando si parla di riscaldamento a pavimento si ha spesso la sensazione di trovarsi di fronte a una tecnologia quasi di nicchia, riservata alle case di lusso o alle nuove costruzioni o ai grandi interventi di ristrutturazione. Ma non è così. Spesso il problema è che intorno al riscaldamento a pavimento è che su di esso circolano ancora molte opinioni approssimative o del tutto sbagliate. Cerchiamo di fare chiarezza.
Cosa troverai in questo articolo:
Il riscaldamento a pavimento, detto anche sistema radiante, utilizza l’intera superficie del pavimento come elemento riscaldante. Sotto la superficie calpestabile scorre acqua a bassa temperatura, generalmente tra i 30 e i 40°C, che scalda la superficie portandola a una temperatura di circa 24-29°C. Il calore si propaga poi verso l’alto per irraggiamento, in modo uniforme e costante.
Questa è la differenza fondamentale rispetto a un termosifone, che lavora per convezione. Il termosifone riscalda l’aria, la fa salire, la fa raffreddare, la fa ridiscendere, in un ciclo continuo che tende a creare zone più calde vicino al soffitto e più fredde vicino al pavimento. Con il sistema radiante, invece, la temperatura più alta è proprio dove si vive, al livello del pavimento e del corpo umano.
Dal punto di vista costruttivo esistono due tecnologie principali. Il sistema tradizionale, detto a umido, prevede le tubazioni posate su un pannello isolante e poi inserite in un massetto cementizio. È la soluzione più diffusa nelle nuove costruzioni e nelle ristrutturazioni importanti. Il sistema a secco, invece, utilizza pannelli preformati senza massetto, con spessori molto ridotti e tempi di posa più rapidi. Quest’ultima tecnologia ha aperto il riscaldamento a pavimento anche a contesti dove fino a pochi anni fa sarebbe stato impraticabile.
Consuma di più?
No, anzi. I termosifoni lavorano con acqua tra 70 e 80°C, il sistema radiante tra 30 e 40°C, risultando intrinsecamente più efficiente. Abbinato a una pompa di calore, il risparmio in bolletta può oscillare tra il 20% e il 40%. Va detto però che in edifici poco isolati o mal regolati, l’efficienza teorica non si traduce automaticamente in risparmio reale.
È lento a scaldare?
In parte sì, ma dipende dal sistema. Il classico impianto a umido, con massetto cementizio, richiede tra le 4 e le 12 ore per andare a regime. Non si gestisce come un termosifone in quanto va lasciato lavorare in continuo, mantenendo una temperatura costante. Una volta a regime, però, la sua inerzia termica diventa un vantaggio perché mantiene il calore con consumi minimi. Chi cerca maggiore reattività può optare per i sistemi a secco, che portano l’ambiente a temperatura in 30-60 minuti.
Favorisce la muffa?
Assolutamente no. Anzi. Il pavimento radiante scalda in modo omogeneo, eliminando i punti freddi sulle pareti dove l’umidità condensa. Il rischio esiste invece in estate, se si usa il sistema per il raffrescamento: con acqua fredda nei tubi e umidità elevata, la condensa può formarsi sul pavimento. In questo caso è indispensabile abbinare un impianto di deumidificazione.
Ma quando conviene davvero questo tipo di impianto? Sia nelle nuove costruzioni che nelle ristrutturazioni, a condizione che ci sia lo spazio sufficiente per prevederne l’installazione. Per quel che riguarda i rivestimenti sono ottimi sia la ceramica che il gres, la pietra, il marmo e anche il parquet.
La situazione migliore nel quale valutare l’installazione del riscaldamento a pavimento è nelle abitazioni principali a uso continuativo e in quelle ben coibentate. Qui i bassi carichi termici si sposano perfettamente con la logica a bassa temperatura del sistema radiante. È inoltre una scelta particolarmente indicata per chi soffre di allergie o asma. Questo perché il calore radiante scalda senza generare flussi convettivi, mantenendo l’aria più ferma e pulita. Abbinato a pompa di calore e fotovoltaico, diventa parte di un sistema integrato ad alta efficienza energetica.
Convince meno, invece, nelle seconde case o nelle case vacanza a uso sporadico, dove l’inerzia termica del sistema a umido non permette di raggiungere rapidamente la temperatura dopo giorni di inattività. Anche in questo caso esiste una soluzione, i sistemi a secco più reattivi, ma va valutata attentamente in base ai costi e alle abitudini di utilizzo.
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