BISOGNO DI AIUTO?
Siamo sempre a tua disposizione per qualsiasi informazione o richiesta di assistenza. Contattataci compilando il form di contatto qui sotto.
Garantire un clima interno confortevole negli edifici scolastici è una condizione essenziale per il benessere di studenti, docenti e personale amministrativo. La gestione degli impianti termici nelle scuole ha però un impatto economico rilevante per gli enti locali che li amministrano. L’efficienza energetica del patrimonio scolastico richiede la conoscenza delle norme vigenti, un’analisi realistica dei consumi e l’adozione di soluzioni tecniche adeguate.
Cosa troverai in questo articolo:
La conduzione degli impianti termici negli edifici scolastici è regolata principalmente dal DPR 74 del 16 aprile 2013. In base all’articolo 3 del decreto, la media ponderata delle temperature dell’aria misurate negli ambienti riscaldati non deve superare i 20°C, con una tolleranza massima di 2°C (per un limite effettivo di 22°C). Il limite più basso, 18°C più 2°C di tolleranza, si applica solo agli edifici a uso industriale e artigianale, non alle scuole.
Un riferimento più risalente ma ancora richiamato in materia di ambienti scolastici è il DM del 18 dicembre 1975, che indica per le aule una temperatura di progetto di 20°C ± 2°C e un tasso di umidità relativa compreso tra il 45% e il 55% durante il periodo invernale, a tutela della salubrità dell’aria e del comfort interno.
La normativa prevede deroghe specifiche per alcune categorie di edifici, come ospedali, cliniche e case di cura, oltre a strutture particolari quali piscine. In occasione di misure straordinarie per il contenimento dei consumi energetici, come il decreto del 6 ottobre 2022 adottato nel contesto della crisi energetica, sono state inoltre introdotte esenzioni temporanee dai limiti orari di accensione per asili nido e scuole dell’infanzia, in ragione delle esigenze specifiche della prima infanzia. A livello locale, inoltre, i Comuni possono emettere ordinanze che riducono ulteriormente gli orari o la temperatura degli impianti in caso di allerta per il superamento dei limiti di polveri sottili (PM10).
Il periodo e la durata giornaliera di accensione del riscaldamento sono stabiliti dal DPR 26 agosto 1993, n. 412, che suddivide il territorio nazionale in sei zone climatiche (da A a F) in base ai gradi giorno di ciascun comune:
Al di fuori del calendario ordinario, in presenza di condizioni meteorologiche eccezionali, i sindaci possono autorizzare l’accensione anticipata o straordinaria degli impianti per un numero di ore ridotto rispetto a quello ordinario previsto per la zona climatica di appartenenza.
Secondo i dati ENEA, il patrimonio scolastico italiano conta oltre 41.000 immobili a uso esclusivo o prevalente scolastico, con consumi termici complessivi stimati in circa 9,5 TWh l’anno e consumi elettrici in circa 3,66 TWh l’anno. Il consumo medio specifico per il riscaldamento invernale si attesta intorno a 114-115 kWh per metro quadro l’anno, a fronte di un consumo elettrico medio molto più contenuto, di circa 15-20 kWh per metro quadro l’anno: il riscaldamento resta quindi la voce di spesa energetica di gran lunga prevalente per le scuole italiane.
Il rapporto Ecosistema Scuola di Legambiente, fotografa un patrimonio edilizio in gran parte datato: solo il 6,5% degli edifici scolastici dotati di certificazione energetica rientra in classe A, mentre il 66,6% si colloca nelle ultime tre classi, E, F e G. Buona parte delle strutture scolastiche italiane risulta costruita prima del 1975, anno di entrata in vigore della prima normativa organica sul contenimento dei consumi energetici negli edifici.
Le elevate dispersioni termiche riscontrate negli edifici scolastici derivano da una combinazione di carenze strutturali, impianti datati e prassi gestionali poco efficienti.
La riduzione degli sprechi negli edifici scolastici richiede un piano articolato tra interventi gestionali a breve termine e opere strutturali di efficientamento. Tra le prime azioni rientrano la manutenzione e il bilanciamento idronico dell’impianto (pulizia dei generatori, sfiato dei corpi scaldanti, taratura della rete di distribuzione) e l’installazione di termoregolazione evoluta, con valvole termostatiche robuste e centraline climatiche asservite a sonde esterne.
Per conciliare la qualità dell’aria interna con il risparmio energetico, la soluzione di riferimento è la ventilazione meccanica controllata con recupero di calore ad alta efficienza: un sistema di questo tipo estrae l’aria viziata dall’aula e recupera l’energia termica contenuta nel flusso in uscita per preriscaldare l’aria pulita immessa dall’esterno, azzerando le dispersioni legate all’apertura manuale delle finestre.
Gli interventi di efficientamento più significativi riguardano invece la riqualificazione dell’involucro edilizio (coibentazione di pareti e coperture, sostituzione dei serramenti con infissi a taglio termico) e della centrale termica, con la sostituzione dei generatori tradizionali con pompe di calore ad alta efficienza o sistemi ibridi. Per sostenere i costi di queste opere, gli enti locali possono accedere al Conto Termico 3.0 gestito dal GSE, che per gli edifici scolastici pubblici prevede un contributo a fondo perduto fino al 100% delle spese ammissibili per interventi su impianti, involucro e sistemi di building automation, oltre alle spese professionali per diagnosi energetiche e attestati di prestazione energetica.
Siamo sempre a tua disposizione per qualsiasi informazione o richiesta di assistenza. Contattataci compilando il form di contatto qui sotto.
