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Facciamo dei conti. È il motivo principale per cui valutiamo un investimento e sebbene i sistemi di climatizzazione non assicurano solamente un risparmio economico (ma anche ambientale e un maggior comfort domestico), il risparmio economico risulta per tanti (tutti) molto allettante. Ed è giusto così. Perché spendere di più quando si può avere lo stesso (se non addirittura meglio) pagando meno? In un periodo storico di forte fragilità e insicurezza economica ogni forma di risparmio è benvenuta. E quella sul condizionamento domestico, che è strutturale (non possiamo farne a meno anche in termini di salute), è tra le più importanti.
A oggi le detrazioni fiscali disponibili per la sostituzione di un impianto di condizionamento domestico sono diverse. Tramite queste soluzioni è possibile recuperare (o ottenere un credito o un contributo) parte della spesa sostenuta per l’acquisto e l’installazione di climatizzatori, pompe di calore o deumidificatori. Questo perché si tratta di impianti che promuovono l’efficienza energetica riducendo i consumi. Le opzioni disponibili sono:
Ogni opzione ha i suoi pro e contro che vanno analizzati e valutati nel singolo contesto. È però importante porre l’attenzione sulla possibilità di ridurre l’impatto economico dell’acquisto e dell’installazione di un impianto efficiente. In linea generale il Bonus climatizzatori 2025 permette di risparmiare:
Per gli interventi di ristrutturazione e riqualificazione energetica il tetto massimo di spesa è di 96.000€, mentre è di 5.000€ per il Bonus mobili.
Ora vediamo un po’ più da vicino quale può essere il risparmio reale legato alla sostituzione di un impianto di condizionamento usufruendo del Bonus climatizzatori 2025. Il risparmio si concretizza su due aspetti: l’acquisto e l’installazione dell’impianto e il risparmio energetico.
Il Bonus climatizzatori 2025, infatti, agisce direttamente sul primo aspetto (acquisto e installazione) ma anche sul secondo (risparmio energetico). Sostituendo un vecchio climatizzatore con uno standard del valore di circa 3.000€, con l’Ecobonus si andrà a recuperare la metà dell’investimento, ovvero 1.500€. Il recupero avverrà in 10 anni tramite detrazione IRPEF di 150€ l’anno, ma è sempre un risparmio importante. Risparmio che sale se prendiamo per esempio un impianto di fascia alta che costa 6.000€. In questo caso il risparmio arriverebbe a 3.000€ sempre usufruendo delle detrazioni del 50% sulla prima casa.
Questo, però, non è l’unico risparmio. Anzi, questo ha un recupero lento e spalmato su un periodo di 10 anni, mentre quello del risparmio energetico è immediato. Un impianto nuovo, infatti, ha un’efficienza energetica maggiore, che significa che consente di ridurre i consumi (quindi il costo delle bollette).
Un climatizzatore in classe A++ – che usa in media 180 kWh all’anno – ha un costo di gestione di soli 36€ l’anno (a 0,20 €/kWh), mentre un vecchio modello in classe G, con i suoi 450 kWh, pesa per circa 90€ l’anno. Un risparmio operativo di 54€ ogni dodici mesi. Sembra poco? In realtà non è così. E per almeno tre motivi.
Il primo. Se a questo aggiungi la detrazione media annua (tra 150€ e 300€ a seconda dell’intervento), arrivi facilmente a un vantaggio complessivo superiore a 200€ all’anno fin dal primo utilizzo.
Il secondo. Anche fosse poco è pur sempre un risparmio e la possibilità di evitare di spendere soldi inutilmente.
Il terzo. Quel risparmio che annualmente sembra minimo (e non lo è) è in realtà enorme se lo moltiplichi nel corso degli anni di utilizzo del climatizzatore. Non è uno smartphone che lo sostituisci ogni 3-4 anni, ma un impianto che dura per decenni e che ti può portare a evitare di spendere centinaia e migliaia di euro.
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