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Archiviata l’estate arriva per tutti un nuovo interrogativo: quando si può accendere il riscaldamento? È ancora presto, ovvio, ma queste settimane passeranno in fretta e quell’interrogativo necessiterà di una risposta. In alcune regioni prima di altre. Sì, perché la risposta non è uguale per tutta Italia. Dipende dalla zona climatica in cui si trova il proprio comune. È un sistema che stabilisce date, ore massime e regole diverse da nord a sud. E che merita di essere compreso nel dettaglio.
Cosa troverai in questo articolo:
Il territorio italiano è suddiviso in sei zone climatiche, indicate con le lettere dalla A alla F. La classificazione non segue una logica puramente geografica, ma un criterio tecnico basato sui gradi giorno. Si tratta di un indice che misura il fabbisogno termico reale di ciascun comune. Il grado giorno si calcola sommando, per tutti i giorni dell’anno, la differenza positiva tra una temperatura interna di riferimento (fissata convenzionalmente a 20°C) e la temperatura media esterna giornaliera, considerando solo i giorni in cui quest’ultima scende sotto i 12°C.
Il sistema, introdotto dal DPR 412/1993, serve a bilanciare il contenimento dei consumi energetici con il diritto a un comfort termico adeguato. In pratica più alto è il numero di gradi giorno di un comune, più rigido è il clima locale, e più la normativa estende il periodo consentito di accensione e le ore giornaliere di utilizzo dell’impianto.
Per la stagione 2026-2027 non ci sono novità normative che modifichino il calendario standard previsto dal DPR 412/1993. In assenza di provvedimenti specifici, si applicano quindi gli stessi periodi e le stesse ore massime confermati nelle ultime stagioni termiche. Questo il calendario cui fare riferimento:
In tutte le zone dalla A alla E, le ore consentite possono essere distribuite in più fasce durante la giornata, ma sempre all’interno dell’intervallo tra le 5:00 e le 23:00. Nei condomini con impianto centralizzato, l’amministratore ha l’obbligo di esporre una tabella visibile con il periodo di esercizio, l’orario stabilito e i dati del responsabile dell’impianto.
La classificazione ufficiale di ogni comune italiano è contenuta nell’Allegato A del DPR 412/1993, che elenca zona climatica e gradi giorno per ciascuna località. Il modo più semplice per verificarla è cercare online “zona climatica” seguito dal nome del proprio comune, oppure consultare il sito istituzionale del comune di residenza, che spesso pubblica direttamente il calendario di accensione locale insieme alla zona di appartenenza. Vale la pena controllare con attenzione perché due comuni confinanti o appartenenti alla stessa provincia possono trovarsi in zone climatiche diverse, con calendari di accensione differenti anche a pochi chilometri di distanza.
Il sindaco può, con un’ordinanza motivata, autorizzare l’accensione anticipata o il posticipo dello spegnimento degli impianti in presenza di condizioni meteorologiche eccezionali (come nel caso di un’ondata di freddo fuori stagione). Le deroghe sono provvedimenti temporanei e locali che vanno verificate comune per comune, perché variano di stagione in stagione in base alle condizioni meteo effettive.
Accendere il riscaldamento fuori dai periodi o dagli orari consentiti espone a sanzioni amministrative che vanno da 500 a 3.000 euro, a seconda della gravità dell’infrazione e della normativa regionale o comunale. Le stesse sanzioni si applica in caso di impianto privo del libretto di climatizzazione o quando si superano le temperature massime interne consentite, fissate generalmente a 20°C con una tolleranza di 2 gradi.
Esistono però categorie di edifici escluse dalle limitazioni generali. Ospedali, cliniche e case di cura non sono soggetti ai limiti di periodo, orario e temperatura, per tutelare la salute di pazienti e ospiti. La stessa eccezione vale per asili nido e scuole materne, per piscine e saune, per le sedi di rappresentanze diplomatiche non collocate all’interno di condomini, e per gli edifici industriali o artigianali con esigenze tecnologiche specifiche che richiedono parametri termici diversi da quelli residenziali.
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